Insonnia e abbuffate. Il circolo vizioso (2019)

INSONNIA E ABBUFFATE. IL CIRCOLO VIZIOSO

L’idea di mettere in relazione il disturbo del sonno e quello alimentare nasce dalla mia esperienza clinica, oltre che dalla teoria.

Mi è capitato spesso  di confrontarmi e di ascoltare situazioni, in cui si utilizza il cibo come anestetico, di sentire: “prima di andare a dormire devo mangiare tanto, perché se no non riesco ad addormentarmi…durante la notte mi sveglio, solitamente alla stessa ora, e, in silenzio, senza farmi sentire, mi alzo e mi attacco prima ai biscotti, poi a quello che c’è in frigo, dal dolce al salato.. sento un vuoto dentro, sembra fame, non mi addormento se non lo riempio.. mi sveglio disgustato/a dall’abbuffata della sera prima, senza energia, stanco, con la sensazione di non aver dormito.. salto i pasti anche per compensare.. il pensiero sta fisso là, al cibo e a come fare per non mettere chili.. mi sento in colpa.. se digiuno tutto il giorno, se faccio attività fisica,  mi sento più tranquilla/o con me stesso.”

A partire dalla classificazione fatta nel DSM V[1], nella sezione dedicata ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, ho individuato, nelle abbuffate notturne o serali, degli elementi in comune tra il disturbo da binge-eating, la bulimia nervosa e la sindrome da alimentazione notturna. Gli aspetti individuati, che accomunano le situazioni in cui il cibo diventa un mezzo di sollievo, sono: mangiare fino a sentirsi sgradevolmente pieni; mangiare grandi quantità di cibo anche se non ci si sente affamati; mangiare da soli a causa dell’imbarazzo per quanto si sta mangiando; sentirsi disgustati verso se stessi, insofferenti, in colpa, dopo l’episodio (spesso il giorno dopo); sensazione di perdere il controllo.

Il controllo può essere un aspetto centrale nel ciclo sonno-veglia e nelle abitudini alimentari. La perdita di controllo, che osserviamo quando, senza appetito e senza gusto, si possono mangiare grandi quantità di cibo in pochi minuti è speculare al controllo che, d’altra parte, si ha durante il giorno, dall’alimentazione al viversi/concedersi  momenti di piacere. E’ paradossale il tentativo di non abbandonarsi al sonno, di non spegnere l’interruttore, accanto all’abbuffata senza controllo: se ci fosse meno controllo durante il giorno, se lo si vivesse con soddisfazione, forse non si sentirebbe la necessità di compensare mangiando senza controllo, fino al disgusto. O forse, se ci si desse il permesso di non controllare, di abbandonarsi, lo si farebbe anche di notte con Morfeo.

Il disgusto: è sottile il confine tra il desiderio di piacere e quello di auto distruzione/di distruggersi; è sottile il confine tra la difficoltà ad abbandonarsi e l’esigenza di farlo, anestetizzandosi, stordendosi.

E’ evidente che quanto riportato sono casi estremi e mi fa piacere parlarne qui, perché quelle che possono sembrare innocue e gestibili abitudini possono diventare schemi rigidi di comportamento, difficili da modificare, se non si presta la giusta attenzione. Mi riferisco alla comprensione delle emozioni che innescano questi comportamenti (negative o positive che siano); ai motivi per cui si ha difficoltà ad addormentarsi e/o mantenere il sonno, alla comprensione di cosa voglio controllare, dei motivi per cui non voglio abbandonarmi ad un sonno potenzialmente ristoratore; di cosa non voglio sentire/vedere anestetizzandomi col cibo; di quanto utilizzo il cibo come una carezza, a fronte di un’intera giornata senza nessuna carezza concessa;  di come posso sostituire un piacere effimero con un piacere duraturo.

Il ruolo sella serotonina[2], “l’ormane del buonumore”, riveste, a questo proposito, un enorme importanza. Sintetizzata dall’aminoacido triptofano, la serotonina, oltre a tante altre funzioni, influenza l’umore, l’alimentazione (sazietà, desiderio di mangiare cibi dolci e grassi), il ritmo sonno-veglia, motivo per cui l’insonnia, le abbuffate senza controllo, un tono dell’umore basso possono essere indicatori di poca serotonina nel nostro organismo.

La colpa per l’abbuffata e il tentativo di espiarla attraverso digiuni, attività fisica intensa e senza piacere, l’autosvalutazione, le privazioni, le costrizioni, eventi stressanti interpersonali, il senso di solitudine, la vergogna di parlare di sé, possono influenzare la quantità della stessa serotonina in un rapporto di causa e/o effetto e innescare il circolo vizioso insonniaabbuffate-tono dell’umore basso; la consapevolezza del motore che lo alimenta può essere funzionale al Benessere, ad una vita libera da agiti automatici, libera da pensieri fissi e limitanti.

[1] Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quinta edizione. American Psychiatric Association.

[2] La serotonina, nota anche come “ormone del buonumore”, 5-idrossitriptamina o5-HT- è un neurotrasmettitore sintetizzato nel cervello e in altri tessuti a partire dall’aminoacido essenziale triptofano.